Ovazioni per Philippe Daverio a Torino e Aquileia

Maurizio Braccialarghe, assessore alla cultura del Comune di Torino e Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva di Aquileia, erano visibilmente compiaciuti e soddisfatti.

Philippe Daverio 2012Circa 1400 spettatori a Torino e 1200 ad Aquileia hanno seguito in conferenza Philippe Daverio.

Un dato significativo che dovrebbe far riflettere sulle scelte culturali delle amministrazioni pubbliche; sul modo di concepire la politica degli assessorati preposti ad essa, e le richieste dei cittadini in questo ambito. Le restrizioni economiche connesse al particolare momento che il Paese sta vivendo, impongono appropriate riflessioni. Lo straordinario successo di Daverio e l’enorme pubblico che lo ha seguito, mi porta ad alcune considerazioni attorno alla categoria dell’effimero che, per anni e per certi versi ancora oggi, ha stimolato vivaci dibattiti intorno alla necessità di riconsiderare e di svecchiare il concetto di cultura. Andando indietro nel tempo penso all’Estate Romana delle giunte Rutelli e Veltroni e mi chiedo se quell’esempio è ancora un’idea da imitare, o se quell’idea del vivere la città non percorre le tante scorciatoie che offre la cultura. Mi chiedo se oggi, come allora, quel modo di intervenire nel mondo dello spettacolo e della cultura si debba imitare e difendere. La mia risposta è no. No almeno nell’impostazione perchè ci vedo la ricerca di un consenso facile e garantito: spesso pilotato dagli interessi che si celano dietro il grande mercato del pubblico di massa. Una manifestazione con i maggiori protagonisti del rock o del pop attira migliaia di persone paganti e soddisfa amministratori pubblici, pubblicitari, agenzie, ristoratori, e parcheggiatori più o meno abusivi, compresi. Va bene anche questo, ma non può essere il solo momento o la parte preponderante di una politica culturale. Non va dimenticato che ci si può divertire arricchendo la propria conoscenza e allargando i propri orizzonti, senza che una forma di spettacolo vada a danno o a favore di un’altra, o peggio, che si mettono in un angolo linguaggi artistici musicali, teatrali, o espositivi che, con il pretesto della modernità, si vedono costretti a cedere il loro spazio a ciò che una certa intellettualità ritiene contemporaneo: allargando così il divario tra la facile scorciatoia del consenso del grande pubblico e la manifestazione di cultura e di spettacolo che a torto si può ritenere sorpassata e fuori dalla modernità. Lo ha spigato assai bene Philippe Daverio dichiarando che incontra tutti i giorni Michelangelo Buonarroti come s’incontra uno che fa parte della propria vita, un contemporaneo, appunto. Così come incontra, e nel corso delle sue conferenze li fa incontrare anche a noi, i grandi personaggi della nostra storia e della nostra tradizione, che rappresentano una parte della nostra identità. Non bastano i teatri che portano il nome di Verdi, Bellini o Donizzetti; non bastano le  biblioteche e i Musei aperti. Tutto questo deve vivere con l’attività e con l’equilibrio dei linguaggi nell’ambito della stessa.

Con commozione ho osservato il pubblico di Torino e di Aquileia che nel corso della serata con Philippe Daverio non ha risparmiato applausi.

A Torino l’arrivo di Daverio è stato salutato con un lungo applauso da un pubblico di uomini e donne di tutte le età che ha seguito con attenzione le sue parole tributandogli, nel corso di due ore, almeno trenta applausi a scena aperta. Dopo l’intervista che l’assessore Maurizio Braccialarghe ha fatto a Daverio, a dire il vero non si è trattato soltanto di un’intervista, ma di un dialogo ricco di contenuti culturali, la parola è passata a tre giovani artisti: Alessandro Quaranta, Marzia Migliora e Alessandro Sciaraffa che hanno interessato il pubblico con puntuali domande a Daverio. Come sempre, e direi quasi come necessario, una voce contro corrente ha offerto al professore l’ulteriore opportunità di chiarire ogni punto, e insegnare, da maestro, riflessione e pensiero. L’attore Dino Mascia ha concluso tra gli applausi la serata.

Ad Aquileia, di fianco alla Basilica di Santa Maria Assunta, il consenso e l’entusiasmo del pubblico si è rifatto sentire con la stessa intensità della serata precedente a Torino. Il mio auspicio è che tutto questo aiuti gli uomini della politica ad interrogarsi su cosa significa vivere oggi la voglia di socialità e di sapere; un sapere che troppe volte si scontra con le difficoltà del quotidiano e che fa riemergere il desiderio di rifugiarsi nel privato, lontano dalla folla dei grandi appuntamenti culturali che, spero non solamente o prevalentemente rock, possono darci strumenti per migliorare la nostra vita.

Un uomo colto come Philippe Daverio, che incontra ogni giorno Michelangelo Buonarroti, è moderno e contemporaneo; ma per dirla con le parole di Adriano Celentano, è anche rock.

Adriano Primo Baldi